Marco era un ragazzo tranquillo, aveva il suo gruppo di amici, la sua fidanzata, giocava a calcio in una squadra del paese, frequentava la scuola con discreti risultati.
Poi un giorno in discoteca conobbe una persona che era un poco di buono, diventarono amici, iniziò a fumare, a frequentare le amicizie sbagliate, a rubare i soldi in casa a gettarsi in imprese sempre più spericolate fino a entrare nel tunnel delle droga.
Ora Marco è giunto al capolinea, a un bivio che gli impone di scegliere: o di continuare nella sua autodistruzione che l’ha portato ad abbandonare la scuola ad essere abbandonato dagli amici e dalla ragazza e a litigare con i genitori, oppure a imboccare la strada della redenzione, cambiare vita perché è ancora possibile.
Questa è la storia di uno dei tanti ragazzi che frequentemente per “provare” qualcosa di nuovo stimolati dalla curiosità gettano la propria vita al vento.
Ma di chi è colpa se la maggior parte della nostra generazione casca prima o poi nella droga o anche in altre forme di “svago” che nuocciono irrimediabilmente alla propria salute?
Sicuramente non solo dei giovani ma di una società che non è più capace di trasmettere dei valori, un’educazione e delle regole da rispettare.
Alcuni celebri giornalisti e scrittori come Michele Brambilla (vice direttore de Il Giornale ) o Paola Mastrocola ( insegnante, collaboratrice de
“Non è una questione di parti politiche, però - possiamo dirlo?- è cominciato tutto nel mitico Sessantotto: la distruzione dell’autorità, della figura del professore e di quella del padre (chiamato <amico>…), il sei politico, gli esami di gruppo, la cultura dei tutti diritti e nessun dovere. Ora stanno venendo al pettine i nodi di quella stagione”.
E’ il fallimento del modello 68, come dichiara Brambilla nello stralcio precedente.
La scuola è ridotta a un relitto, pochi sono gli insegnanti che si salvano dalla barca che va sempre più a picco.
Riforme, riformette e contro riforme non fanno altro che peggiorare la situazione già molto caotica.
Altra causa del degrado diffuso nel mondo giovanile sono i genitori che non si sanno imporre sui figli e che hanno disimparato a dire di no.
L’unico modo possibile per ricondurre i giovani dentro i binari della crescita e per educare intelligentemente le prossime generazioni, è adottare quel rigore che manca e di trasmettere i tanti decantati valori.
Certo, si obbietterà, i tempi sono cambiati, oggi c’è internet, il cellulare e altre abitudini che sono entrate a far parte ormai definitivamente nel mondo dei giovani ma l’educazione deve sempre essere insegnata come un dovere.
Dare del lei alle persone adulte, non rispondere ai genitori devono diventare per i ragazzi dei doveri e solo così questi ultimi capiranno che drogarsi oltre che sbagliato è anche stupido.
Allibisco quando leggo di giornalisti, scrittori e soprattutto politici che combattono per la legalizzazione della droga, mi chiedo che esempio diano a noi giovani, in poche parole ci invitano a assumere stupefacenti perché (a loro giudizio) non sono nocivi per la salute.
E’ proprio questo il dovere civico che manca e per cui mi batto, una strategia politically correctly condivisa da tutte le istituzioni, per una politica per i giovani e contro la droga.
Francesco Giubilei

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